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Vecchio pianoforte anni trenta, Basso, Batteria. A Venezia esplode il jazz. Con i ritmi fumosi e la luce languida delle sere in laguna. Capita che ci siano delle coincidenze, dei destini che incrociandosi fanno di un luogo il centro di una storia. Quella di Sandro Grossi, un cinquantenne stregato dalla musica del nuovo secolo, è questa. Eredita dal nonno Giacomo, contrabbassista, i mobili di un piccolo e frequentato bordello in calle della Mandola attivo fino ai primi anni del '900. Specchiere, letti, armadi, attaccapanni. Gli stessi che arrederanno, cent'anni dopo, il suo locale. E si sente. Difficile chiamare questo luogo una pizzeria. Al numero 900 del sestiere di S. Polo, si respira l’aria e le atmosfere di quel passato. Seduti ai tavoli sembra di sentire ancora i signori veneziani chiacchierarsi in attesa delle grazie, di quei pizzi che orlavano le guepiere delle morbide signorotte veneziane. Chissà quelle testiere, messe lì ai muri, a mo' di boiserie, quali mani hanno visto attaccarsi e quali voci hanno sentito gridare. E per chissà quale alchimia quel legno dà oggi la più perfetta acustica per i concerti. Quegli specchi, imprigionati da cornici decò, sembrano riflettere le note di quel pianoforte, un Sanzin, fatto da vecchi maestri della Giudecca che non ci sono più. E fra i bianchi e neri di quei tasti, le mani veloci di musicisti internazionali. Molti di loro si sono presentati, hanno chiesto di poter suonare, hanno dedicato una canzone alla loro donna, seduta a lì guardare. E ogni mercoledì sera, da novembre ad aprile, la magia si compie. Fra i quaranta posti a sedere, su due sale, la musica è interrotta solo dagli applausi. Potresti essere a Soho, oppure in un localino di Mont Martre e invece sei a Venezia, e hai detto niente. Intorno a te il jazz, la musica del Jazz Club 900. E la pizza si raffredda. Di questo posto ne ha parlato "Le Figaro", è stata citata fra le 100 pizzerie più famose in Italia. Qui ha presentato "Amori Imperfetti" il sassofonista Mario Raja, cantato da Carla Marcotulli con i testi di Domenico Starnone. Come si usava nei ristoranti degli anni '50, per gratitudine, Leone Frollo, illustratore e fumettista veneziano, ha lasciato i suoi disegni ora attaccati a quelle pareti come per dire: "hei, qui ci sono stato anch'io". Ai tavoli, artisti, musicisti, filosofi, appassionati della musica del '900, arrivano nella tranquillità dell'anonimato. In poco più di 10 anni Jazz Club 900, riceve curriculum e dischi da ogni parte del mondo. Viene scelto dai musicisti, molti di fama internazionale, come luogo veneziano per presentare e promuovere i nuovi lavori.Sandro Grossi, quasi senza volerlo insomma, ha creato per passione l'unico jazz club della città (ormai sessanta registrazioni perfette). Sarà forse per quella licenziosa atmosfera che hanno vissuto i mobili. Sarà il jazz che ne ha arricchito i profumi. Fatto sta che quando un musicista appende il suo basco all'attaccapanni da bordello per mettersi a suonare, il tempo si ferma, sorride, aleggia gravido di passione e le donnacce escono dai legni e stanno là, a sentirlo suonare.

Samuele Costantini

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